Articolo a cura di Francesco Pacileo, Avvocato e Dottore di ricerca in Diritto Commerciale e Diritto dell’economia.

In attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 38 del 14 febbraio 2019 – Suppl. Ordinario n. 6) il decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (c.c.i.), destinato a sostituire la legge fallimentare.

L’importanza e la complessità della riforma hanno suggerito di posticipare al 15 agosto 2020 l’entrata in vigore del c.c.i., con alcune eccezioni.

In particolare, sarà vigente a partire dal 30° giorno successivo alla pubblicazione in G.U. l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore nella società a responsabilità limitata e cooperative (entro nove mesi dall’entrata in vigore), nel caso di superamento di almeno uno dei parametri-soglia puntualmente indicati dalla Legge-delega.

Si è già osservato in precedenti contributi pubblicati sul sito diLawyalty che alcuni dei parametri-soglia, in modifica dell’art. 2477, 2° e 3° comma, c.c., sono particolarmente stringenti e destano problemi per la libertà d’impresa e l’occupazione lavorativa.

Il riferimento concerne segnatamente il superamento per due esercizi consecutivi di almeno uno dei seguenti limiti:

1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;

2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;

3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.

Adesso di tali criticità sembra essersi accorto anche lo stesso legislatore, e per fortuna non è ancora troppo tardi per rimediare.

Il rimedio sarebbe previsto nell’ambito della Proposta di legge contenente la «Delega al Governo per l’adozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi adottati in attuazione della delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, di cui alla legge 19 ottobre 2017, n. 155» (A.S. n. 871), approvata dal Senato e trasmessa alla Camera (A.C. n. 1409-A).

In tale procedimento legislativo, la X Commissione permanente, con  stampato del 22 febbraio scorsohttp://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.1409_A.18PDL0047190.pdf, ha espresso parere favorevole in merito all’opportunità che attraverso le disposizioni integrative e correttive si possa intervenire proprio sui menzionati parametri-soglia.

Le ragioni per un’integrazione e correzione dell’art. 2477 c.c. riformato si rinverrebbero proprio nella circostanza che il nuovo art. 2477 c.c. «potrebbe frenare la crescita dimensionale delle società interessate in quanto, per evitare di incorrere in questo nuovo obbligo, le aziende limiterebbero le nuove assunzioni o ridurrebbero quelle già presenti negli esercizi precedenti» nonché nell’obiettivo che «le nuove norme rappresentino un reale aiuto per scongiurare il fallimento delle imprese e superare eventuali crisi aziendali».